“Rieducational Channel”

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C’era in tv una parodia che funzionava, qualche tempo fa: era quella di Corrado Guzzanti. Scimmiottava, negli anni novanta, i primissimi canali e i programmi di divulgazione scientifica e culturale apparsi nell’etere ancora analogico. Il comico seppe cogliere attraverso la sottolineatura dei paradossi e della cifra narrativa troppo accentuata ed enfatica di un genere televisivo che poi ha avuto un buona diffusione e un discreto successo tanto da riuscire a consolidarsi, pur con diversi accenti, in quello che, oggi, chiamiamo la “reality tv”.

Non so se il paragone sia azzardato ma certo che, rispetto a qualche tempo fa, è la seconda volta in quest’estate che mi imbatto per motivi professionali in un ex detenuto che, dopo aver scontato pene anche piuttosto lunghe,  sembra aver giovato del percorso rieducativo carcerario.

Non è il campo di facili ironie ma già un mese fa mi era capitato di avere a che fare con un cittadino straniero che aveva provato orgoglio nel mostrare a dei poliziotti le sue poesie, i suoi racconti scritti durante la permanenza in carcere e, poi, le certificazioni dei premi letterari ricevuti.  Aveva provato visibile soddisfazione di dire che lui no, non ce l’ha con le istituzioni, la Polizia in genere e quella del carcere, in particolare; anzi lui le rispettava perché fanno il loro dovere e, se in fondo da bosniaco aveva imparato a leggere e scrivere in italiano lo doveva, in qualche modo, a quando fu preso con le mani nel sacco.

Nell’immediatezza tutto mi è parso, anche solo per pochi minuti, di nuovo perfetto e denso di significato. Tutto racchiuso nella storia di questo ex detenuto probabilmente rieducato con e al bello, con e all’arte.

Qualche giorno fa è stato invece il turno di un quasi quarentenne nigeriano. Gravi condanne, gravi pene in grande parte scontate ma con una liberazione anticipata frutto, credo, di un comportamento carcerario esemplare con ogni probabilità dovuto all’incontro con un gruppo religioso che fa volontariato nelle nostre case circondariali.

Lui con la Bibbia e la preghiera nelle diverse carceri che ha visitato avrebbe imparato a non reagire, avrebbe sperimentato la positività della nonviolenza. Da una storia di bande di connazionali, di violenza gratuita tanto per il gusto di sopraffare gli altri, i vicini e controllare le zone di una grande città è passato al desiderio di ritornare in patria per andare a trovare il figlio, per spiegargli i propri errori e magari fare in modo che il suo discendente non ne faccia di altrettanto gravi.

Ecco, è vero che due rondini non fanno primavera, come non tutte le trasmissioni televisive di stampo scientifico e realistico potevano rientrare nel canone canzonatorio della satira di Guzzanti ma da qualche parte in Italia, nei luoghi più chiusi e in fondo più detestabili, qualcuno tenta di farsi speranza, di fare rieducazione per davvero.  Spero, dal profondo del mio cuore, che sia un genere umano che si affermi, finalmente.

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