L’Italia calcistica è un paradigma.

Posted by

Diciamolo siamo bravi ma solo a parole, sempre quelle che precedono; siamo bravi, cioè, nei proclami. Siamo stati bravi ad annunciare, a dire che saremo stati pronti, avremmo dato filo da torcere, che non ce ne saremmo stati lì a difendere ma avremmo proposto il nostro gioco, che avremmo attaccato il nemico.

In realtà in tre mesi l’Italia calcistica è stata surclassata, nei fatti, per due volte da quella spagnola. E se mentre la sfida Real Madrid – Juve giungeva la termine di un percorso, era una finale, quella di ieri sera, Spagna-Italia, era, invece, una partita di mera qualificazione.

C’è da dirlo un calcio, quello italiano, come sistema  che fa acqua, tranne qualche eccezione imprenditoriale autofinanziata e seria (la Juve), da tutte le parti dove il lauto finanziatore straniero ha cominciato a spadroneggiare per risanare evidenti insuccessi, non solo sportivi, ma anche economici e d’impresa appunto.

Pochissimi sono gli stadi di proprietà (privata) ma moltissimi e soprattutto nelle serie inferiori quelli dati in affitto o in concessione (con evidenti interessi partitici sottostanti) da enti comunali; pochissime le realtà in cui il calcio viene concepito proprio come uno spettacolo (al pari del cinema, del teatro o della musica) per far divertire un pubblico eterogeneo, per strappare applausi a scena aperta  (e non solo e non tanto cori da ultrà).

Molte sono le realtà sportive, invece, che alimentano ed intessono rapporti, più o meno cristallini, con una tifoseria “tossica” pronta a divenire anche violenta e, non di rado, pure politicizzata (vedi questione stadi).

La doppia sfida con la Spagna ha dimostrato l’abisso anche di cultura sportiva che c’è tra i due paesi. Ieri sera la partita di Madrid in maniera imbarazzante ci ha descritto un sistema-calcio, quello spagnolo, che sforna talenti a ripetizione, nomi che in pochi anni riescono a rimpiazzare quelli in fase calante. Ci hanno fatto plasticamente vedere come il talento non è in contrapposizione con l’organizzazione di gioco, come la fantasia e l’ottima tecnica possano andare a braccetto con un’idea di squadra e, dunque, di come un gruppo di giocatori debba stare assieme su un campo.

Questo la Spagna lo fa e lo propone da anni e non da qualche mese. E, per fortuna lo esporta pure con una vera e propria scuola di bravi allenatori. Lo esporta, infatti, da tutti tranne che da noi (ricordarsi la brevissima avventura di Luis Enrique alla Roma).

Se alla prosopopea – invece che al lavoro silenzioso che precede un appuntamento importante – aggiungiamo il ruolo spropositato che viene lasciato a vecchi senatori e alle eccessive sovraesposizioni e attenzioni che vengono riservate a chi manifesta solo qualche barlume di talento, rinunciando ad ogni attività di coaching, la frittata è fatta.

E in fondo il “sistema-calcio” ben si può considerare il paradigma del resto di un’Italia, che lentamente ed inesorabilmente si sta avvitando su stessa. Il merito e il metodo, le riforme dei vari settori del nostro vivere civile sono, infatti, quanto di più lontano dalle discussioni, non solo partitico-politiche, ma anche dalle idee e dalle percezioni dei nostri concittadini.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...