Il battito di ali di una farfalla e (il valore del)la piccola azione individuale.

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« Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza. »
(Alan Turing, Macchine calcolatrici e intelligenza, 1950)

Alcuni coltivano ancora l’illusione di un determinismo cieco ed assoluto. Credono, o forse non riescono a smettere di credere pensando che l’illusione stessa abbia effetti benefici: credono di vivere in un sistema lineare, o prevalentemente tale.  La conservazione o il cambiamento per queste persone e i loro modelli relazionali o organizzative-umane sono fenomenologie, quasi certe, osservabili perentoriamente e che si producono solo con grandi iniezioni di fattori, di grandi forze.

Credo non sia così; o forse credo che non lo sia più. Se la complessità è la cifra del tempo che stiamo vivendo e le strutture non solo non sono più rigide ma all’opposto appaiono sempre più permeabili e in permanente connessione con le altre allora conservazione e cambiamento potrebbero essere addirittura termini non più in contrapposizione; di più, verosimilmente,  categorie superate.

Le “non strutture” tipiche di una navigazione stabile e continua, la perenne connessione tra le liquidità in cui si è in viaggio, la pluralità degli attori in costante navigazione, le accentuate probabilità di impattare in questi attori o nelle loro azioni rende plausibile che la  “teoria del caos” del fisico-metereologo Edward Lorenz sia applicabile alle scienze sociali.

Lorenz ha indubbiamente, infatti, scoperto un fatto nuovo: partendo da due stati iniziali che siano anche solo leggermente differenti, un sistema può seguire evoluzioni molto diverse. Lui stesso ha, infatti, descritto come in un giorno nel 1961, professore al Massachusetts Institute of Technology (il prestigioso MIT di Cambridge), stava sottoponendo a prove un modello matematico di dinamica dei fluidi (l’atmosfera è un fluido) che aveva sviluppato. Si serviva di un calcolatore, un Royal McBee, una macchina, paragonata a quelle attuali, di una potenza infinitesima.  Interruppe l’elaborazione, per una pausa caffè. Al ritorno immise i dati intermedi che aveva ottenuto dal suo modello di 12 equazioni. L’ output numerico in breve tempo divenne completamente diverso da quello di altre simulazioni numeriche precedenti. Il risultato era chiaro: un errore di troncamento numerico di soli tre decimali. Aveva immesso dati alla terza cifra decimale, mentre il calcolatore lavorava alla sesta cifra decimale possibili da prevedere.

Da una piccola variazione, un modesto scarto rispetto allo status quo, alle ricorrenze può determinarsi, dunque, in sistemi complessi, con molte variabili ed interazioni, un impatto molto grande. Per spiegare il concetto, Lorenz stesso propose l’idea, quasi paradossale e matematicamente indimostrabile, che il battito d’ali di una farfalla in Brasile – ovvero un piccolissimo spostamento delle molecole dell’aria – possa provocare, a distanza di tempo, un tornado in Texas. In campo meteorologico ciò significa allora che c’è solo un certo grado di accuratezza che le previsioni possono avere, mentre più avanti nel tempo si guarda più l’accuratezza cala. C’è solo dunque un orizzonte di tempo in cui il moto, la dinamica di alcuni corpi possono essere predicibili con esattezza e solo una piccola divergenza nella fase iniziale, col tempo, potrebbe portare a conseguenza profondamente differenti.

Sempre più spesso la “teoria del Caos”, spiegata col paradosso della farfalla di Lorenz, viene studiata e applicata alla demografia, alla sociologia, alla psicologia sociale, nelle scienze finanziarie ma anche alla biologia e alla medicina.

In merito a quest’ultimo ambito è evidente che il corpo umano (e il suo funzionamento) sia annoverabile tra i sistemi complessi: perché infatti un medesimo bicchiere di birra produrrebbe infatti effetti diversi un due persone dello stesso sesso, dello stesso peso e magari della stessa età ? Perché la medesima carica batterica in un alimento in taluni provoca un’intossicazione acuta con sintomi forti e conclamati mentre in altri esseri umani provoca al massimo un banalissimo mal di testa o, addirittura, uno stato completamente asintomatico ?

L’effetto farfalla è in agguato: infiniti percorsi, infiniti esiti anche divergenti esponenzialmente tra loro (tanti sono i punti di una linea) anche in un volume che può rimanere dato e chiuso (come nell’equazione, che pur sempre era un’equazione, di Lorenz).

Saltando ad altro ambito è evidente come con l’avvento della rete (e per certi ed altri versi ancora in potenza la moltiplicazione dei segnali e dei canali digitali) abbia reso maggiormente complesso un sistema, quello della circolazione delle informazioni, che si basava fino a qualche anno di fa di pochi canali televisivi, di altrettanto pochi quotidiani o periodici. Oggi la moltiplicazione delle fonti informative e di più la moltiplicazione delle interazioni tra le stesse ha reso il sistema informativo indubbiamente globale e complesso.

Per altri versi presa così la questione rilancia quella, credo mal posta, delle cosiddette “fake news”, della disinformazione o meglio della “misinformazione” (per attitudine quest’ultima intenzionalmente volta a creare equivoci, false credenze di forte diffusione). Da più parti si è sottolineata la necessità di porre un freno alla produzione e alla diffusione di tali false informazioni, invocando addirittura la censura o l’opzione penale (nella logica di un sistema caotico il massimo della forza producibile per un influenzare il sistema medesimo e i suoi esiti).

Ma anche in questo caso la scienza potrebbe aiutarci.

E’ vero infatti che “grazie ad Internet, ai cookie, agli algoritmi che favoriscono ricerche personalizzate su Google; ai news feed su Facebook, ai suggerimenti di amicizia, all’adesione a gruppi o a pagine da seguire – sulla base dei nostri interessi e di quello che più frequentemente cerchiamo – e, ancora, grazie alle liste su Twitter, ognuno di noi può scegliere di vivere in un mondo virtuale tagliato su misura per sè […] Un clan, una tribù, una comunità in cui prende vita il fantasma di Narciso; dove ognuno è Narciso di sè stesso. Queste stanze degli specchi si chiamano echo chamber e sono delle vere e proprie camere di risonanza in cui troviamo ciò che più ci piace, incontrando quelli che hanno i nostri stessi interessi e condividono le nostre stesse narrative. Sui social network tale meccanismo è praticamente automatico. Ed è questo stesso meccanismo che consente il rinforzo e la diffusione in rete di informazioni anche non corrette”  (W. Quattrociocchi, A. Vicini, Misinformation – Guida alla società dell’informazione e della credulità, Franco Angeli, Milano 2016).

Ma è altrettanto vero che il sistema caotico e complesso contiene in sé l’antidoto stesso. La stessa capacità di propagazione esponenziale della news e delle informazioni, di una qualsiasi informazione immessa da una fonte (eventualmente anche malintenzionata) potrebbe fornire lo stesso slancio ad un’altra, più piccola, minuscola  controinformazione, alla correzione dell’informazione falsa, a promuovere una certa fiducia alternativa a quella erronea.

Quello che intendo dire è che mentre un sistema lineare, chiuso, non interconnesso, in definitiva non democratico potrebbe trattenere in sé i germi del fallimento, un sistema aperto, democratico, dove le relazioni, le idee e le notizie si moltiplicano, anche in competizione tra loro, trattiene invece come caratteristica, intrinseca, quella della complessità ma soprattutto la conseguenza che anche modestissime azioni possono provocare perturbazioni amplissime con fenomeni anche tipo esponenziale. A pensarla positivamente, oggi più di ieri, una nuova iniziativa individuale può valorizzare un’intera società.

Un battito d’ali di farfalla può cambiare i destini del mondo. E la farfalla potrebbe non essere quella sanremese di Belen.

 

 

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