Tu chiamale se vuoi… “dispercezioni”.

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I tassi di criminalità sono diminuiti, anzi sono perlomeno da un triennio in costante diminuzione, anche per quei reati più odiosi e difficili da contrastare, quelli contro il patrimonio. Di più; con oscillazioni periodiche su base normalmenre biannuali o triennali dagli anni 90 ci troviamo nella parte piu’ bassa dell’onda del grafico curvilineo della criminalità (che ha avuto un picco invece al rialzo alla fine degli anni settanta e inizio anni ottanta). Questo qualcosa assieme al fatto che in questi ultimi anni, diversamente che in altri paesi europei, in Italia non si siano registrati attentati, vorrà pur dire. Forse abbiamo un buon sistema della sicurezza, nonostante un prolificare e uno stratificarsi di norme che rende la vita difficile perlomeno in termini di scelta delle priorità ? E nel sistema della sicurezza includo forze di polizia, magistratura, sistema di esecuzione della pena (credo che su quest’ultimo vadano riservate più attenzioni e risorse). Ma questo oggi non basta. I discorsi sulla percezione e sulla fiducia sono altrettanto importanti. Credo siano importati, altrettanto importanti, se però non ci si concentra solo sull’effetto. Sarebbe interessante pesare scientificamente questo clima, il discorso percettivo e quanto, ad esempio, possa incidere sulle denunce presentate in caso di eventi lesivi patiti. Qualche anno fa, a fronte della detta diminuzione dei crimini, si registrò che i vari tg nelle diverse edizioni utilizzavano tra il 60 e l’80 % del proprio tempo per notizie di cronaca nera o giudiziaria. Per non parlare delle trasmissioni di approfondimento o di intrattenimento viste dalle nostre mamme. Le varie Uno mattina, Pomeriggio 5 e Vita in Diretta per settimane inchiodate sull’omicidio del mese o dell’anno e tanto più efferato e compiuto nella provincia italiana quanto più erano doviziose in dettagli, plastici e pareri criminologici. Celebravano i processi prima che nelle aule giudiziarie o semplicemente preparavano il terreno ? Se non era (e per certi lo è ancora) un’industria della paura poco ci manca. L’anziano o la casalinga escono di casa e diffidano certamente del primo che incontrano e che non ha il viso conosciuto: quell’omicidio “mediatico” gli è stato così tanto narrato, spiegato e sviscerato che pensa che sia avvenuto nel garage sotto casa e che due civici più in là risieda la famiglia “Scazzi” anche se si trovano in una piccola provincia del profondo Nord Italia.

Altro capitolo che sarebbe interessante affrontare è quello del “cambiamento” sociale di tipo epocale che stiamo affrontando e che forse è oggi è ad un livello di culmine, di importante fibrillazione. Quella italiana è una comunità sempre più anziana, che fa pochi figli, in denatalità e che però mantiene forti tassi di ricchezza privata accumulata. Una condizione ideale per far maturare la sindrome del “fortino assediato”. Una evidente altrettanta opportunità per gli interessi criminali. Per non parlare delle trasformazioni urbanistiche che si avvertono nella piccola media città: quartieri interi che si spopolano, grazie anche al pendolarismo lavorativo, e in cui viene meno il controllo sociale informale. In tutto questo é chiaro che un picco migratorio potesse divenire deflagrante, in termini di sentire psico-sociale, ma l’ordigno già c’era ed era stato pure innescato.

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